"Quando l'artista riesce a darmi il personaggio vivente davvero, non so che dargli altro e lo ringrazio.
Mi pare ch'egli mi abbia dato tutto quello che dovea."
Luigi Capuana
| NARRATIVA | PUBBLICAZIONI | LIBRI INEDITI | RECENSIONI |
TamarriRemo Bassini Historica Edizioni (2008) 48 pagine, 4,50 euro ISBN: 8890357231
Parlavo a giugno di Remo Bassini con l'amica scrittrice Laura Costantini: mi diceva che lui a volte consiglia di "sporcare" lo stile narrativo. Penso che leggendo la sua antologia "Tamarri" si capisca perfettamente questo concetto. "Scrivi come mangi", mi verrebbe da dire: Remo (che mi permetto di chiamare per nome solo perché ho avuto la fortuna di condividere una pizza torinese dopo un Salone del Libro) ha una scrittura diretta, pensa e butta giù su carta, dritto al punto della storia, delle ambientazioni, dei personaggi e dei loro pensieri. Il primo racconto, "Tamarri", assegna mertatamente il nome al libro: nel racconto si respira aria di Piemonte, ma anche di Veneto e di Emilia Romagna, di paesi di periferia, con radici negli albori storici di Vassalli e col ritmo di un rock al lambrusco di Ligabue. Ma ho molto apprezzato anche "Se l'anima si sporca" e il monologo finale "La giacca". "Tamarri" pesa poco, nel tempo e nel portafoglio, e regala più di quanto si prende: da leggere.
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Actarus - La vera storia di un pilota di robotClaudio Morici Meridiano Zero (2007) 224 pagine, 8,00 euro (edizione tascabile) ISBN: 978-88-8237-158-6
L'opera seconda di Claudio Morici, copywriter e web-cartooner (dopo il suo "Matti Slegati" del 2003) è un romanzo scritto proprio per la mia generazione: i nipoti dei fiori di metà anni '70 cresciuti con i Super Robots giapponesi. E questo libro ci racconta di come Actarus, il mitico pilota di Goldrake, sia cresciuto con noi. Impiegato televisivo dell'Istituto, eroe di milioni di terrestri contro la minaccia di Vega e inglobato in un sistema fittizio che si ripete sempre uguale giorno dopo giorno, puntata dopo puntata, Actarus è un uomo fondamentalmente depresso e senza più stimoli: privo di donne (a parte la spregiudicata Venusia, che fa sesso con tutti ma non con lui) e di amici (a parte Alcor, che ragiona come un ciclostile aziendale e si preoccupa più della sua immagine che del rapporto personale con l'amico), circondato da colleghi asociali e assuefatti alla chat tata tatata, Actarus non vede alternative alla noia quotidiana dei combattimenti al di fuori della birra Peroni (che succhia perfino da un tubicino della tuta). Ma non tutto è come sembra. Al limite del mobbing, la sua depressione lo porta ad acquisire una speciale sensibilità per ciò che lo circonda. E inizia a sentire una musica soffusa che accompagna le sue azioni, una dissolvenza che chiude le sue giornate, occhi di bambino che lo osservano attraverso le finestre; prova a parlarne con Alcor, ma il dialogo è impossibile tanto con lui quanto con l'unico collega col quale riesce a volte a parlare, fra una chattata e l'altra. Ma con l'arrivo di Roberta, tutto cambia: la giovane anoressica pacifista lo porta a conoscere una nuova realtà, fatta di problemi sociali, di lunghi discorsi fra amici, di Beck's e di droghe leggere. Improvvisamente, combattere Vega non sembra più così importante: mettersi in gioco, riscoprirsi per rinnovarsi, fare nuovi colloqui per diventare Jeeg o vendere biscotti equosolidali, mettere da parte un po' di soldi e prendersi finalmente una vacanza, la prima dopo 30 anni, per tornare sulla sua stella natale Fleed. Nulla sembra certo in questo libro, tutto viene continuamente messo in discussione... fino alla fine! Snello e a volte discontinuo nella sintassi, intelligente e ironico nelle relazioni fra i personaggi, complessivamente divertente, è un libro fortemente consigliato a chi da bambino sognava di diventare pilota di robot e ora è impiegato d'azienda; scoprendo così che in fondo non ci sono poi tutte queste differenze.
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Memorie di un nano gnosticoDavid Madsen Meridiano Zero (2006) 384 pagine, 9,00 euro ISBN: 88-8237-131-X
Peppe ha molte delle sfortune che possono rendere la vita molto breve nella Trastevere di fine '400: è un nano, storpio, povero, nato dalla relazione fugace della madre venditrice di vino (e del proprio corpo) con un qualche energumeno dei sobborghi romani. Peppe odia sé stesso, la madre che non lo ama e la propria vita; ma dentro di lui arde qualcosa di speciale, il fuoco sacro della vita che alimenta ogni uomo e che pochi uomini sono in grado di scorgere da soli. Serve allora qualcuno che lo aiuti, una sorta di angelo che compaia nella sua vita e lo guidi verso una nuova consapevolezza della sua condizione di essere umano, a prescindere dall'ambiente in cui vive, miserevole o lussuoso che sia. L'amore della sua vita! La storia che il professor David Madsen dipana con il suo romanzo, è tanto solida quanto improbabile: il suo nano Peppe vivrà una serie di avventure che lo porteranno dal fango di Trastevere al velluto della corte papale, passando per la prigionia e la condizione di ricercato nientemeno che dalla Sacra Inquisizione. Politicamente scorretto, sferzante anche nella sintassi, Madsen è a tratti divertente ed erudito, sboccato e poetico, esagerato e inattaccabile. Sullo sfondo della rivoluzione luterana, fra personaggi del calibro di papa Leone X e Carlo V, Raffaello e Leonardo, un piccolo storpio sfortunato abbraccerà l'eresia dello gnosticismo e conoscerà l'amore, combatterà l'Inquisizione e alla fine, accetterà sé stesso per quello che è, tornando alle origini della propria esistenza con un doppio colpo di scena. Un libro consigliato soprattutto agli appassionati del genere storico.
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Laura Costantini e Loredana Falcone Maprosti & Lisanti Editore (2007) 344 pagine, 15 euro ISBN: 88-89679-04-2 E' un libro un po' strano quello di cui mi accingo a parlare; superficialmente, trattasi di un romanzo d'amore piuttosto veloce e piacevole da leggere, ma (vuoi certamente per i miei molti condizionamenti e le peculiarità mie proprie, che mi condizionano inevitabilmente anche come lettore) mi ha lasciato delle perplessità che ne hanno un po' ritardato questa recensione. Perplessità che ora voglio provare a sviscerare. Innanzitutto, i libro si presenta strano già nell'edizione: un formato 17x24 non è esattamente entro gli standard canonici, una scelta editoriale decisamente coraggiosa in un mercato già difficile, che preferisci i tascabili alle belle edizioni brossurate. E' comunque un prodotto curato, molto carino il segnalibro che richiama la copertina e venali i pochi refusi trovati: un libro che si espone con piacere nella propria libreria. Il libro è poi strano anche nel titolo: "New York 1920 - Il primo attentato a Wall Street" risulta in parte fuorviante. Lungi da me voler ora anticipare qualcosa del finale di questo romanzo, ma va detto che chi si aspetta una storia incentrata sul fatto storico ivi citato (come una ricostruzione dettagliata, con i retroscena, eccetera), ne resterà deluso. Strano inoltre per l'episodio di apertura: il primo capitolo infatti descrive il crollo delle Twin Towers dell'ormai famigerato attentato dell'11 settembre. A lungo mi son chiesto cosa c'entrasse questo episodio con il resto del libro: alla fine direi nulla, se non come incipit per introdurre la vicenda. Un incipit per altro inconsistente ai fini della trama, che avrebbe potuto tranquillamente iniziare subito da Napoli, a meno che mostrarci un Eugenio anziano col nipote (a parte bruciare la suspence successiva, anticipandoci che in ogni caso egli sopravviverà!) non sia preludio di una trilogia circolare, di cui questo rappresenta il primo libro e dove alla fine del terzo troveremo nuovamente i due fra le macerie delle Torri Gemelle. Ho parlato di "autrici" perché "New York 1920" è un romanzo incentrato su due donne e scritto da due donne. Laura Costantini e Loredana Falcone, rispettivamente giornalista single e casalinga felicemente sposata nonché madre di due figli, sono amiche di lunga data, donne forse agli antipodi come stile di vita (ripeto: forse!) ma legate dalla stessa passione viscerale per la narrativa. Ma veniamo alla vicenda: Cecilia e Eugenio sono due fratelli poveri e felici, che vivono la loro condizione di miseria nei sobborghi di una Napoli sopravvissuta agli orrori della Prima Guerra Mondiale, senza realmente rendersi conto della ricchezza che li caratterizza. Illusi, come molti compaesani, dalle false promesse di una terra lontana, gli Stati Uniti ove tutto è possibile, decidono di indebitarsi per affrontare il lungo viaggio nella nave della speranza. Qui inizieranno a lavorare per pagare il loro debito e a fare le prime conoscenze con un mondo nuovo, una nuova lingua e, nonostante la grossa presenza di compaesani, una quotidianità alla quale non sono certo abituati. Troveranno entrambi l'amore, vivranno entrambi avventure di violenza e passione, dove sesso e sentimenti, lacrime e promesse, vendette e bugie, inseguimenti e sparatorie faranno la loro parte secondo un compione classicamente rodato e ben inscenato dalle due autrici, per arrivare alla fine del viaggio a capire che per essere speciali non serviva arrivare fino in America, che lo erano anche nei sobborghi di Napoli. Ma certo, speciali con un buon tetto sulla testa e molti soldi in tasca è decisamente meglio! Un copione ben sviluppato anche se non particolarmente originale, dicevo, almeno nella sua essenza; o forse, non particolarmente coraggioso in alcuni passaggi chiave. Ne ricordo in particolare uno (che per ovvie ragioni non posso descrivere) in cui il personaggio sembrava destinato a volare verso la sua fine, in un'apoteosi così intensamente tragica che avrebbe certamente segnato la memoria del lettore e la seconda metà del libro: così non è stato e in seguito resterà sempre quella sensazione che alla fine, ogni guaio si andrà a risolvere se non per il meglio, almeno col minore dei mali. Che sia questo un aspetto insito nel background culturale e creativo delle autrici, o col fatto stesso di essere donne (vorrei aggiungere "e quindi romantiche")? A questo non so rispondere, anche se a mia discutibilissima opinione e sensibilità tutto il romanzo è permeato di femminilità: nel pensiero dei personaggi, nel loro agire, nelle interrelazioni. Anche quando le vicende narrate mettono in scena personaggi maschili, siano essi rudi o sensibili, la centralità della visione femminile della storia e dei due personaggi femminili (Cecilia e Lisbeth, la sua datrice di lavoro) non viene mai meno. Non trovo che ciò sia necessariamente criticabile, nonostante le molte, moltissime scene di sesso, semplicemente per quanto detto in apertura il primo approccio al libro potrebbe risultare fuorviante e quindi creare false aspettative. Pertanto, se non per l'originalità nella risoluzione dei conflitti di trama (che tipicamente si dividono in 2 scelte fondamentali: finiscono bene o finiscono male), il punto di forza del libro è da ricercare altrove: nella ricostruzione delle ambientazioni e delle atmosfere, nello stile scorrevole (molto carina anche l'idea di far parlare quasi sempre in napoletano i due fratelli) e nel desiderio del lettore, laddove egli ricerchi una lettura piacevole, di svago. Resta infatti un libro ben scritto e poco impegnativo, una storia di grandi amori e grandi passioni che alla fine sembrano davvero prevalere sempre e su tutto, come solo nelle storie di fantasia succede. Chiudo con l'invito per tutti a leggerlo e postare qui le vostre opinioni.
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Il costruttore di bicicletteMaurizio Cometto Edizioni 'Il Foglio' (2006) 160 pagine, 10 euro ISBN: 88-7606-099-5 Nera magia e oscuro disincanto: questo quanto si percepisce nel leggere Il Costruttore di Biciclette di Maurizio Cometto (Edizioni Il Foglio). Una storia semplice ma originale, proprio come lo stile con cui è scritta. Piacevole da leggere, veloce nel ritmo e ammaliante nei contenuti, questa fiaba noir colpisce per la solidità di ambienti e personaggi, ma soprattutto per l'idea di fondo. Una presenza esoterica si fa largo a oscurare (letteramente) le esistenze semplici ma felici delle famiglie di un borgo tanto simile ad una qualunque provincia del nord Italia. Ma cos'è quella nebbia che sale coprendo tutto, e i topi e le talpe che in essa si muovono? Solo maligne creature della notte o metafora del lato oscuro presente in ciascuno di noi? Il lettore può decidere per sé come interpretare questa bella fiaba, di cui non svelo il finale; ma resta la sensazione che anche gli eventi più terribili, anche le paure più profonde (ben descritte per il tramite di eventi naturali, simbologie semplici e chiare per tutti) possono svanire se osservate con gli occhi ancora ingenui e disincantati dei ragazzini protagonisti del libro. Soltanto loro, infatti, possono riuscire laddove gli adulti risultano impotenti.
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